Il miglior dispositivo Android con la migliore fotocamera.

È da quando ho acquistato il mio primo Android – il secondo smartphone finito nelle mie mani dotato di fotocamera, ma il primo che ne montasse una decente (il primo non eccelleva sicuramente in quanto a qualità) – che mi sono reso conto delle numerose potenzialità offerte da un dispositivo in grado di scattare fotografie, di elaborare il trattamento di post-produzione dell’immagine e di trasmetterle in rete nel giro di una manciata di secondi. Così, fin dall’inizio, mi sono interessato a tutte le possibilità creative (successive allo scatto) per sfruttare al meglio l’apparecchio. Alcune App sono decisamente interessanti e permettono di scattare foto e di migliorarle a proprio piacimento con la minima perdita di tempo, senza mai dover accendere il PC, ma esiste uno scoglio molto difficile da superare: la qualità dell’hardware dedicato alla cattura dell’immagine. È noto che non bisogna farsi ingannare dal numero dei MegaPixel del sensore in dotazione in quanto, anche nel caso di prodotti ad alta qualità, esiste un limite fisico legato alla dimensione del sensore, della lente, e la conseguente capacità di risoluzione (leggi anche Diffrazione). Una Reflex APS-C, con un sensore di dimensioni notevolmente maggiori di quello di uno smartphone e dotato di una lente ampia, pesante, e ad altissima risoluzione, raggiunge il suo limite intorno ai 18 MegaPixel, figuratevi quindi quale possa essere l’utilità di avere una fotocamera con un sensore. Nell’ultimo anno si sono fatti grandi passi avanti, con Sony e HTC che hanno presentato prodotti con sensori dotati di particolari caratteristiche in grado di ridurre i limiti di cui sopra, ma si è ancora lontani dalla qualità ottenibile non solo con una Reflex, ma anche con una compatta di qualità medio-alta.

La fotocamera semiprofessionale Samsung basata su Android. Un passo in avanti sulla qualità, ma costo e dimensioni non la eleggono a soluzione del problema.

La versione Polaroid della fotocamera “Smart” con Android: anche in questo caso il rapporto qualità/prezzo non è proprio dei migliori

Altre Case, come Samsung e Polaroid, hanno a listino addirittura delle fotocamere vere e proprie dotate di Android e in grado di far girare direttamente sul corpo macchina le numerose App disponibili sul Play Store, ma purtroppo la qualità dell’immagine non è proporzionata al prezzo (una Samsung Galaxy Camera NX costa oltre 500€, cifra con la quale si acquista tranquillamente una Reflex entry-level o anche una compatta di altissimo rango come la serie PowerShot S di Canon).

Diversamente dalla versione “NX”, questa non è una fotocamera: è un Samsung Galaxy S con… installato uno zoom. Sicuramente più maneggevole della sorella più professionale, altrettanto sicuramente la qualità dell’immagine non può competere con una fotocamera vera. E il prezzo, ecco, quello non sto neanche a riportarlo.

Un sogno spezzato: purtroppo questo NON è “un robusto telefono Nokia dotato di un ottimo sensore Canon EOS e di un versatile sistema operativo Android”. E, per diversi motivi, “Microsoft Windows” non è un’opzione tra quelle da prendere in considerazione, a mio parere.

 

In attesa quindi di poter acquistare la fotocamera perfetta, con una lente decente, un sensore più grande di una coccinella, connessa ed integrata ai servizi di Rete, perfettamente trasportabile e dotata di un sistema operativo aperto ed estensibile tramite l’installazione del proprio software preferito (magari direttamente GIMP, sarebbe un sogno!), ci sono due possibilità: ci si accontenta di una qualità d’immagine mediocre e ci si mette in tasca una fotocamera che monta Android – o un Android che monta uno zoom come la Samsung Galaxy Camera, o ancora un ammenicolo come il Sony QX10/100 – e si spende una quantità non indifferente di denaro per qualcosa che non vi permetterà sicuramente di raggiungere risultati eccelsi, oppure, anche spendendo soli 100€ …

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ganapps for tablet!

Ho deciso di aggiungere un ramo specifico per i tablet al repository delle ganapps:

ganapps tablet

qui pubblico tutte le app che reputo degne di essere installate sul tablet, o perlomeno interessanti. Tutte testate, come le ganapps “normali”.

Have a good play!

Come districarsi tra le app del Play Store – parte #1: Playboard

Playboard è una delle tante possibili interfacce al Play Store, rese possibili dall’architettura amichevole del repository di applicazioni progettato da Google per la sua distribuzione di Android. Ne esistono altre, di cui parlerò più avanti, ma ho deciso di dare priorità a questa, l’ultima arrivata sul mio tablet, per diversi motivi:

– è di rapida consultazione (user-friendly)
– è utilizzabile sia via app Android che da browser (con alcune eccezioni)
– è orientata alla condivisione aperta (social-oriented)
– ho trovato un sacco di app che mi erano sfuggite :)

Passiamo subito alla pratica. Prima di tutto installatela sul vostro dispositivo preferito (funziona perfettamente sia su tablet che su smartphone), dopodiché apritela. Ecco come vi si presenterà, più o meno:

La primissima cosa che dovete fare è aggiungere il mio canale ;) Per farlo, scorrete in basso i canali preimpostati fino a che trovate un riquadro vuoto con la dicitura “aggiungi” e cliccateci sopra:

Vi ritroverete nella finestra di ricerca di nuovi canali, dove sono elencate alcune delle classificazioni disponibili per i canali. Penserete più tardi ad esplorarli, una cosa per volta: ora scrivete “ganapps” nella casella di ricerca, in alto a sinistra:

Premete il simbolo “+” accanto al nome del canale “ganapps” et voilà, vi ritrovete direttamente all’interno del canale, con visualizzata l’ultima app che ho aggiunto:

Per scorrere le app meno recenti, scorrete a destra lo schermo. Per tornare indietro, scorrete a sinistra. Per installare l’app, cliccate su “Installa” e vi si aprirà la corrispondente pagina del Play Store (sull’app se siete su Android, sul browser se siete sul PC – sì, PlayBoard si può esplorare anche da PC, questa è la pagina di ganapps)

A questo punto siete autorizzati ad esplorare gli altri canali: tornate indietro – come ultimo canale troverete il mio

Ora date pure un’occhiata ai canali già esistenti. Poi fate aggiungi e cercatevi l’argomento preferito. Ce ne sono a decine, categorizzati nei modi più svariati ed interessanti: le app nuove, quelle immancabili, quelle per tablet, quelle per la fotografia, eccetera.

Se, poi, sentite l’irresistibile bisogno di crearvi un canale gestito da voi, andate sulla pagina di registrazione e sbizzarritevi: dopo aver creato il canale ed inserito almeno 5 app degne di nota (a vostro insindacabile giudizio), il canale potrà essere pubblicato e lo potrete ritrovare tramite la casella di ricerca.

Buona condivisione!


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App Name
42matters AG
Free   
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ganapps

Il nonno Cecchino

Il nonno Cecchino veniva da una famiglia ricca. Sua madre era figlia di agiati possidenti terrieri, proprietari di una grande cascina alla periferia di Gorgonzola costruita direttamente sulle sponde della Martesana. Alla morte dei genitori, in quanto donna, la madre del nonno Cecchino fu esclusa completamente dall’eredità, che andò invece ai soli figli maschi. Così lei dovette arrangiarsi, e la stessa cosa dovette fare anche il nonno Cecchino, che potè godere solo di un impiego da contadino, nelle proprietà dei suoi zii, e di un pagliericcio nel fienile dove dormire la notte.

I soldi guadagnati nei campi, però, non bastavano più al nonno Cecchino, che un giorno decise di cambiare classe sociale e andò a lavorare alla Otis come manovale. La Otis aveva sede nei pressi della Stazione Centrale di Milano, vicino a dove la Martesana si interra sotto le strade cittadine. I mezzi pubblici erano quasi inesistenti o troppo costosi, così il nonno Cecchino, tutti i giorni, andava a piedi da Gorgonzola a Milano, e da Milano a Gorgonzola al ritorno. Circa due ore di cammino alla mattina, mi dicono, e forse un po’ di più alla sera. Ogni tanto si fermava a dormire a metà strada, da alcuni conoscenti che gli offrivano un altro pagliericcio dove passare la notte, quando era particolarmente stanco.

Ponte sulla Martesana

Il ponte sulla Martesana di vicolo Corridoni, a Gorgonzola. Questa bella foto è di kiitos, partecipante ad un concorso fotografico a tema di cui al link http://goo.gl/FUAgc

Quando ebbe una famiglia tutta sua si trasferì a Milano, e si mise in proprio: faceva l’idraulico. Ogni giorno apriva il suo banchetto nella corte della casa ottocentesca, sempre sulla Martesana, dove già viveva sua moglie e dove aveva deciso di stabilirsi, e lo stesso faceva il suo vicino di casa, un carpentiere. Il nonno Cecchino era comunista, e il suo vicino era un democristiano: per tutto il giorno, dalla mattina alle otto fino alla sera alle cinque, entrambi litigavano fra loro ad alta voce, ininterrottamente, riempiendosi di epiteti spiacevoli: “Bestia, te capisét niente, ‘gnurant”. Poi alle cinque in punto, il nonno Cecchino chiudeva il banchetto e diceva al suo amico: “Ué Ninìn, in i cinq’ ur, andèm a l’usterìa a bev un biccièr”. L’altro chiudeva il suo banchetto e, insieme, andavano ad ubriacarsi all’osteria.

Una volta, mentre scopava per terra in quel cortile, fu sorpreso da una squadraccia fascista a fischettiare Bandiera Rossa. Lo misero al muro e rischiò la fucilazione seduta stante. La gente del posto accorse in sua difesa e, tra urla e insulti, i fascisti se ne andarono. Lui si salvò e morì solo molto più tardi, a ottantadue anni, ma solo perché fu investito da un’automobile.

I discendenti della famiglia d’origine del nonno Cecchino risiedono ancora nello stesso posto, vicino a dove sorgeva la vecchia cascina – demolita una ventina d’anni fa – sulla Martesana. Io vivo nello stesso caseggiato dove mio nonno Cecchino apriva il suo banchetto, nella corte di quella casa ottocentesca sulla Martesana.

Il nonno Cecchino era il nonno di mia madre, che è nonna dei miei nipoti, che vivono tutti a Milano, nei dintorni della Martesana.

Curiosamente, la ragazza che amo vive in una città sulle rive dell’Adda, esattamente dove la Martesana comincia il suo corso. Ma questa dev’essere una coincidenza.

Cip, l’Arcipoliziottto con tre “t”

Collage dei “Lo supponevo” di Cip,  da “Jak Mandolino” e altre strisce (fonte: Google Immagini)

Tutti (o quasi) i miei bento box

Alarm Weather, la sveglia climatica per Android

Se c’è una cosa apprezzabile in un’applicazione Android è quella di riuscire a sfruttare le peculiarità del sistema. Un sofisiticato browser, per esempio, per quanto ben fatto, veloce e con un’interfaccia semplice e piacevole, non è altro che la riduzione in un formato “trasportabile” di un software disponibile per altre piattaforme: risulterà quindi utile, comodo, ma sicuramente non vi farà rimanere a bocca aperta: un qualsiasi dispositivo, più o meno traportabile, è in grado di ospitare una versione che soddisfa già le esigenze della maggior parte degli utenti.

Le novità che possono fare di una normale applicazione software un qualcosa di “speciale”  risedono nella capacità di sfruttare il normale connubio tra collegamento ad internet e trasportabilità di un qualsiasi computer e, appunto, le caratteristiche peculiari di un moderno sistema operativo per dispositivi Mobile, come possono essere il GPS, la fotocamera, l’accelerometro e, naturalmente, la possibilità di finire in tasca, sul comodino, sulla scrivania, sempre acceso e “pensante”.

Esistono diversi esempi di applicazioni che utilizzano a fondo Android e gli altri OS per smartphone: alcune  sofisticati e in grado di compiere funzioni complesse, come i software di automazione dei profili o i navigatori; altre incredibilmente semplici ma altrettanto utili e in grado di migliorare la qualità della vita delle persone grazie al fatto che sono generate dalla soluzione geniale ad un problema che di per sé può anche essere considerato banale, se non lo si affronta.

Ecco un eccellente esempio di quest’ultimo tipo di App: Alarm Weather, una sveglia in grado di capire il momento giusto per svegliarvi al mattino e aiutarvi a gestire al meglio le difficoltà del tragitto casa-lavoro:

Il video è espliticativo ma, per chi non avesse la voglia o l’opportunità di vederselo, le funzionalità dell’App possono essere riassunte così: Weather Alarm verifica, al mattino, le condizioni climatiche del luogo prescelto e, a seconda che ci sia bel tempo, che piova a dirotto, nevichi o sia semplicemente un po’ nuvoloso, suonerà la sveglia ad un orario diverso, in modo da permettervi di godervi al massimo il sonno ristoratore, compatibilmente con le difficoltà che incontrerete nel percorrere il tragitto.

Alarm Weather - visuale d'insieme delle impostazioni

visuale d’insieme delle impostazioni

Alarm Weather - riassunto nella barra delle notifiche

riassunto nella barra delle notifiche

Non stupisce che lo sviluppo di questa applicazione sia stato fatto in Italia: evidentemente i sapenti tecnici di Framentos hanno gli stessi problemi che ho io, che abito da una parte della città e lavoro esattamente dall’altra parte, e sono costretto – a seconda se piova, faccia bello o nevichi – a scegliere se andare in ufficio con l’auto, con lo scooter con i mezzi pubblici o con una combinazione tra questi.

L’applicazione è gratuita, ad-free, leggera e semplice da utilizzare. Funziona (l’ho provata stamattina, guadagnando mezzoretta di sonno e mezzo etto di qualità della vita) e non posso far altro che ringraziarli, far loro pubblicità, e aspettare una versione a pagamento per poter premiare il loro ottimo lavoro.


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App Name
Framentos
Free   
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Due App per disegnare con due dita – all’infinito

Nel parchetto dell App dedicate al disegno sul touchpad sono comparse un paio di novità: Infinite Design ed Infinite Painter.

Nessuna rivoluzione: sono due classici esempi di buon utilizzo dello schermo touch. Ma hanno qualcosa in più rispetto a quanto già visto: una certa precisione nel tratto e, soprattutto, un’interfaccia amichevole che sfrutta quasi appieno il mezzo. Non è neanche necessario utilizzare il pennino, digerisce bene il polpastrello, anche quello meno sottile.

Le rispettive versioni free permettono di effettuare tutte le operazioni, di salvare i progetti ma non di esportare l’immagine nei vari formati, SVG compreso, che le versioni a pagamento (qualcosa meno di 4€ cadauna) offrono. Un po’ sopra la media, ma sono sopra la media anche i risultati: non mi sono mai trovato così bene.

Ecco, in dieci minuti, cos’ho tirato fuori. A prescindere dal risultato – non tutti hanno un vero talento – si capisce al volo il livello di qualità che offrono queste due app.


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App Name
Infinite Studio Mobile
Free   
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App Name
Developer
Free   
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Tre App per tenere sotto controllo le App

Si sa, installare un’app è spesso un compromesso tra il nostro desiderio di funzionalità aggiuntive e la necessità di mantenere un certo livello di privacy. Se a questo aggiungiamo che l’operazione di installazione è così semplice ed immediata, salvo essere interrotta per qualche istante dalla richiesta di accettare tutte le permission che questa richiede senza sapere il perché, si può dire che, spesso, la frittata è fatta: è facile ritrovarsi installata una bussola che richiede le informazioni di contatto o un tool per accendere la luce del flash a mo’ di torcia che accedere ad internet quando lo desidera.

Nella maggior parte dei casi, gli effetti collaterali sono abbastanza sopportabili. Certo, può capitare che l’accesso ad internet e alla posizione geografica richiesto dalla torcia in questione usi un po’ più di batteria e di banda di quanto mi sarei aspettato, o magari di essere preso di mira da uno SPAM inaspettato e dall’origine misteriosa dopo aver installato qualche sfizioso softwarino mobile, ma il compromesso prezzo/prestazioni è sempre rimasto nei limiti di tolleranza. Almeno fino al giorno in cui non ho effettuato l’aggiornamento di questa applicazione: non è solo la presenza di fastidiosi banner durante la visione dei canali pubblici (per i quali pago già il canone e sopporto già la pubblicità), ma l’evoluzione di questo software ha veramente esagerato: tra i permessi dell’app stessa e quelli richiesti dalle sue dipendenze, mi sono ritrovato sul desktop diversi shortcut di origine sconosciuta (link a siti web, installazioni di app che non ho mai richiesto), banneroni ovunque e, dulcis in fundo, le pubblicità nella barra delle notifiche. (nota: la politica di permission delle due App sembra essere cambiata, probabilmente in seguito alle rumorose proteste nei commenti all’app)

Ora: posso accettare tutto, ma non che la mia bellissima e preziosissima barra delle notifiche venga impestata da inviti a cliccare, comprare, viaggiare, mangiare cose di cui non mi frega un accidente. Quando me le sono ritrovate attive, quindi, sono partito subito alla ricerca del colpevole (in questo caso la dipendenza di cui sopra, ma ancora non lo sapevo).

Il primo metodo è stato quello di applicare la tecnica base di problem solving che ho imparato anni fa da un venditore di tecniche di problem solving: analizza le differenze tra la situazione normale e quella anomala. Nel caso specifico: cosa ho installato un attimo prima che il problema si presentasse?

La risposta non era ovvia, perché i permessi maligni e le azioni malevole delle due app incrociate si sono rivelati a poco a poco: prima un aggiornamentino di qui, poi uno di là, poi le pubblicità dormienti e, solo dopo qualche giorno, mi sono apparse le notifiche e ho scoperto con orrore gli shortcut su uno dei miei sette desktop. Non riuscivo veramente a capire chi fosse il colpevole.

Così ho tirato fuori tre assi dal mazzo, ovvero tre app che, una alla volta o tutte insieme, sviscerano in maniera facile e comprensibile tutte le possibili azioni indesiderate che le app presenti sul dispositivo possono fare, in modo da permettervi di decidere cosa conservare e cosa, invece, eliminare per sempre dal vostro amato androide. In alcuni casi, possono anche decidervi a scegliere in caso di dubbi. Vediamo come.

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AfterFocus, la soluzione digitale ad un problema analogico

AfterFocus è una possibile soluzione all’annoso effetto collaterale sulla profondità di campo nelle fotografie scattate con gli smartphone e le fotocamere compatte: troppo elevata, generalmente.

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