Flip out, Magic in

Il Flip è Out

Da qualche mese Motorola mi proponeva l’aggiornamento di MotoBlur sul mio Flipout. Non usavo MotoBlur, quindi non mi interessava. Ma non è sicuramente secondario l’altro motivo del mancato aggiornamento, fino ad oggi: questo upgrade non andava mai a buon fine, vuoi per errori nello scaricamento del pacchetto o per altro, fatto sta che il software ufficiale Motorola non è mai stato aggiornato. Fino a qualche giorno fa, quando ho riprovato per l’ennesima volta – volendo tornare a godermi un po’ le quattro feature di MotoBlur – e, finalmente, è andato a buon fine: ha terminato l’installazione e, al termine, si è riavviato.

Da allora il mio Flipout è così:


All’avvio – premendo il pulsante di accensione o, semplicemente, collegandolo alla rete elettrica – rimane fermo sul logo iniziale. A tempo indefinito: via email, l’assistenza Motorola mi ha consigliato di effettuare il wipe via Recovery, dopodiché di lasciarlo avviare molto, molto a lungo. Così a lungo che, alla fine, si è scaricata completamente la batteria.

Non mi sono di certo scoraggiato, il fallimento del supporto ufficiale era previsto, d’altronde il bootloader del Flipout, come di tutti i Motorola, è blindato e la conseguenza è che non è possibile far avviare una Recovery alternativa prima della fase di boot, che è appunto quella che non supera attualmente. La via d’uscita esiste, si chiama RSDlite, è uno strumento ufficiale Motorola e necessita solo della ROM appropriata. E’ semplice: tenere premuta la freccia in alto dello stupendo tastierino dell’aggeggio, premere Power per un po’ et voilà, si entra nel bootloader. Collegando poi lo smartphone via USB al PC, RSDLite sarà in grado di uploadare il firmware desiderato. Detto fatto, scarico tutto, avvio il bootloader e – sorpresa…:
Ops, la batteria è scarica. Poco male, la metto in carica. Ma, non appena infilo il cavo del caricabatteria:


lo schermo si accende, e rimane così. Sì, perché Motorola ha pensato bene di far avviare il sistema non appena lo si mette in carica sulla rete elettrica.

Fatto sta che il risultato, della lotta tra lo spinotto inserito e lo schermo acceso alla massima luminosità, è il mancato caricamento, anche dopo 24 ore di collegamento continuato.

Il Flipout dovrà quindi seguire la sorte indicata dalla seconda scelta del servizio d’assistenza: l’invio del telefono in un centro di assistenza. Vicino ad agosto, significa rimanere senza androide tutta l’estate.  Arrivederci, qwerty a misura tasca d’uomo.

Il Magic è In

Così ho spostato SIM e Sdcard dal Flipout al mio vecchio HTC Magic, ci ho installato una EzGingerbread e sono tornato nel mondo touch-only. Quasi touch-only, visto che il Magic può godere di ben 8 tasti hardware più trackball. Meglio che niente.

Pubblicherei anche una foto, se ShootMe non avesse smesso di funzionare (produce file illeggibili dai visualizzatori di immagini, mistero). Per ora posso dire che Gingerbread, sull’HTC Magic, si comporta molto bene, almeno nella combinazione formata dalla ROM di ezterry e il Kernel di carz12.

Una foto, un post. Ovvero: come pubblicare un post relativo ad una singola foto di Picasa su Google+

A Google+ mancano alcune feature basilari, sicuramente a causa dello stato “Beta” in cui si trova. In alcuni casi, questa mancanza riguarda la sostanza della funzionalità. In altri casi, invece, la funzionalità esiste ma è nascosta: mancano le informazioni su come accedervi.

Uno di questi casi è: come pubblicare un post, contenente una propria fotografia, che rimandi al relativo album di Picasa. La possibilità esiste, ma la procedura è ben nascosta.

Prerequisito: la foto non deve essere già presente sull’album. Ogni tentativo di condividere una foto già caricata, infatti, si scontrerà di fronte alla mancanza di un tasto “condividi” contestuale all’immagine.  L’unico esistente, infatti, riguarda l’intero album, e creerà un post con il link all’album con l’anteprima della fotografia di copertina – quella usualmente caricata per prima nello stesso album – e i thumbnail del resto del materiale contenuto.

Per condividere la singola foto, in pratica, è necessario caricare la foto contestualmente alla pubblicazione del post. Ecco come fare.

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Il documento collaborativo per Google+

Tom Anderson ha lanciato l’idea di realizzare in maniera collaborativa un documento che possa sopperire alla mancanza , almeno per il momento, di una guida ufficiale all’uso di Google+.

L’iniziativa ha avuto successo, nel post di presentazione si parla di più di 100 persone coinvolte nella stesura.

Naturalmente, la guida è realizzata utilizzando Google Doc. Ecco il link (in modalità preview):

“A Collaborative Document: (or how 120+ people wrote a book at the same time)”

 

Come installare un proprio nodo Diaspora

Il logo di Diaspora

Il logo di Diaspora

Come installarsi un proprio nodo Diaspora
github.com/diaspora/diaspora/wiki/Installing-and-Running-Diaspora

Diaspora on Ubuntu
diasporatest.com/index.php/Diaspora_on_Ubuntu
Altre informazioni
diasporatest.com/index.php/Main_Page
Elenco nodi attivi in giro per il mondo
diasporatest.com/index.php/Working_pods
Servizi di hosting per nodi Diaspora 
www.freeseedhosting.com/ - diasporahostingdirectory

Perchè un post su Diaspora proprio in questi giorni, quando Google+ sta spopolando?
Perché le policy sulla sicurezza e privacy del Social Network di Google sono al di là dall’essere chiare.
Qui qualche informazione in più: ff.im/HAQaL
Per precauzione, quindi, ho deciso di approfondire strade alternative.

 

L’Archos 70 tra le mani

Non ha impiegato molto ad arrivare: ordinato sabato, mercoledì era già a casa del legittimo proprietario, che non sono io.  Io, invece, sono colui che ha preteso di poterci mettere le mani sopra, subito, senza neanche rispettare i primi minuti di idillio tra i due soggetti di una coppia felice: l’uomo e l’androide, quello con 7” di display

Un conto è maneggiare un tablet appoggiato sul banco di un negozio, magari un megastore di elettronica ed elettrodomestici, con attorno spazi ampi e gente che osserva stupefatta i display più generosi. Un altro è sedersi in poltrona, a casa propria, facendo un test di usabilità di un dispositivo che vuole essere portatile, più che trasportabile. La mia impressione, di fronte a quei sette pollici di display brillantissimo, è che questa è la dimensione giusta per un oggetto che dovrebbe essere maneggiato con facilità. Forse addirittura troppo grande: lo tieni con una sola mano, ma è al limite. Con due mani è perfetto.

Bando alle ciance: questa è solo una mini-recensione, l’ho potuto provare solo qualche ora, quindi nulla di approfondito. Andiamo subito al sodo

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Motorola Flipout, un mese da utente

Dopo oltre un mese di utilizzo intensivo del mio ultimo acquisto, posso trarre finalmente le conclusioni sul Motorola Flipout, uno smartphone Android dalla foggia poco convenzionale ma dalle qualità inaspettate.

Il mio FlipOut, detto "CioccoBlocco"

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